
Il confronto con un monumento è da sempre stimolante, ma decodificare il pensiero progettuale di Alziro Bergonzo attraverso l’osservazione diretta – tra la possenza e la raffinatezza dei suoi elementi costruttivi – si è rivelata un’esperienza emozionante. Palazzo della Libertà, edificio iconico di Bergamo, si conferma uno spazio dal fascino straordinario. Il progetto ha previsto l’insediamento degli Uffici del Lavoro della Provincia di Bergamo all’interno dei volumi originariamente destinati al direttorio federale: un intervento di virtuosa riconversione. L’opera non persegue un ripristino filologico della forma primigenia; preferisce, piuttosto, dialogare con la stratificazione dei segni, con i salti di scala – dalla monumentalità del complesso al dettaglio minuto – e con soluzioni tecnologiche di spiccata innovazione. D’altronde, i materiali del progetto originario anticipavano già questa dicotomia, accostando ai marmi classici soluzioni d'avanguardia per l'epoca, come la lega leggera e il linoleum. Nella consapevolezza che ogni restauro, anche il più scrupoloso, costituisca di fatto un’interpretazione, la scelta progettuale è stata qui guidata dal rispetto profondo. Si è intrapreso un percorso di conciliazione formale volto a tramandare un’eredità architettonica, garantendone la continuità nel tempo. In quest'ottica, l’adeguamento tecnologico supera la mera dimensione impiantistica per farsi riflessione compositiva. Si è scelto di lasciare la parola all'architettura esistente, concentrando l'innesto principalmente su ciò che non si vede. Palazzo della Libertà, bene di proprietà del Demanio, edificato tra il 1937 e il 1940, è sottoposto a vincolo diretto da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. L’intervento ha beneficiato del sostegno dei fondi PNRR.
Categoria:
Lavori pubblici
Progettista/i:
Arch. Alessandra Ferrari
Direzione Lavori:
Arch. Alessandra Ferrari
Sicurezza:
Arch. Paolo Carzaniga
Collaboratori:
Arch: Paolo Carzaniga, Federica Pezzoli, Elisa Rossi
Consulenti:
WES Project, ing. M. Rizzi, restauro M. Virotta
Crediti Fotografici:
Arch. Paolo Carzaniga